Leadership, competenze, diversità e ascolto: cosa mi porto a casa da “She Made a Difference”.

 

Ci sono eventi dai quali esci con nuove informazioni. Altri che ti lasciano soprattutto nuove domande.

Per me, She Made a Difference, durante il quale è stata premiata la scienziata Maria Chiara Carrozza, è stato soprattutto un’occasione per riflettere su come affrontiamo la complessità e su quale ruolo riconosciamo alle persone nella costruzione del futuro.

Tra i tanti contributi, ho individuato un filo conduttore: l’ascolto, una competenza fondamentale, che possiamo e dobbiamo continuare a sviluppare.

 

CAMBIARE, DECIDERE, COLLABORARE

Dall’intervento di Lara Botta mi porto a casa la necessità, soprattutto per le PMI, di anticipare il cambiamento, decidere più rapidamente, distinguere le decisioni reversibili da quelle irreversibili e costruire alleanze.

Ma anche un messaggio importante: la diversità amplia ciò che un’organizzazione riesce a vedere.

E questo richiede la capacità di ascoltare prospettive differenti, riconoscendone il valore.

 

LE COMPETENZE CAMBIANO. E NOI?

Secondo il World Economic Forum, entro il 2030 il 39% delle competenze attuali si trasformerà o diventerà obsoleto.

Imparare, disimparare e reimparare diventa indispensabile. Pensiero critico, metodo scientifico, interpretazione dei dati, problem solving e collaborazione sono competenze da coltivare.

Mi ha colpito un’affermazione emersa durante l’evento:

“Escludere le persone dalla conoscenza è una forma di discriminazione.”

Ma condividere conoscenza significa anche essere disponibili ad ascoltare ciò che gli altri sanno, pensano e possono insegnarci.

 

L’EMPOWERMENT FEMMINILE È ANCHE UN VANTAGGIO COMPETITIVO

Un concetto emerso con forza: non dobbiamo chiederci come le donne possano adattarsi ai sistemi esistenti, ma come progettare organizzazioni nelle quali ogni talento possa contribuire ed essere riconosciuto.

Daniela Busà ha ricordato come le donne abbiano imparato a nuotare in acque scomode, sviluppando forza e determinazione, ma troppo spesso senza adeguato sostegno.

Da qui l’importanza di costruire alleanze, condividere esperienze e creare comunità, come EWMD, capaci di trasformare le differenze in opportunità e superare gli stereotipi.

Perché includere non significa semplicemente dare spazio alle persone, ma ascoltarle e permettere loro di incidere realmente.

 

LA LEADERSHIP DEL FUTURO: SAPERE DI PIÙ O FAR EMERGERE DI PIÙ?

È la domanda posta da Luca Martini che continua a risuonarmi.

Il saper fare non basta. Serve anche un saper stare: nelle relazioni, nel conflitto, nell’incertezza.

E soprattutto la capacità di ascoltare per riconoscere e valorizzare le risorse degli altri.

 

L’ASCOLTO COME ATTO RIVOLUZIONARIO

L’intervento di Maria Chiara Carrozza ha aggiunto una riflessione particolarmente significativa.

Nell’era dell’intelligenza artificiale disponiamo di strumenti straordinari, ma la velocità del cambiamento rischia di superare la nostra capacità di comprenderne le implicazioni.

Diventa quindi fondamentale recuperare il metodo scientifico: chiedersi perché, verificare, contestualizzare, mettere in discussione le proprie convinzioni.

E ascoltare.

Mi ha colpito profondamente l’idea che ascoltare sia un atto rivoluzionario.

Perché significa riconoscere che la nostra visione è parziale e che il contributo degli altri può aiutarci a comprendere meglio la realtà.

Ma anche interrogarci su chi vogliamo essere e quale futuro desideriamo costruire, ritrovando un equilibrio tra progresso, persone e natura.

 

COSA MI PORTO A CASA?

Come Business & Talent Coach, torno a una convinzione che si rafforza ogni giorno:

L’ascolto non è semplicemente una predisposizione personale. È una competenza che si può allenare e sviluppare.

Richiede apertura, curiosità, capacità di sospendere il giudizio, riconoscere i propri pregiudizi e accogliere prospettive diverse.

E soprattutto richiede coerenza tra ciò che ascoltiamo e ciò che facciamo.

Possiamo investire in tecnologia, formazione, innovazione e diversity. Ma quanto valore rischiamo di perdere se non siamo capaci di ascoltare davvero le persone?

E allora lascio una domanda a leader, HR e imprenditori:

  • Quanto siamo davvero capaci di ascoltare le persone e quanto siamo disposti a cambiare le nostre decisioni sulla base di ciò che abbiamo ascoltato?

Perché il futuro non si costruisce chiedendo a tutti di diventare uguali, ma creando le condizioni affinché ogni persona possa contribuire e dare il meglio di sé.

Maria Terlizzi – Business & Talent Coach

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