L’ascolto vero non è sentire parole. È far sentire l’altro compreso.

Quante volte vi è capitato di dire o di sentirvi dire:

  •  “Io parlo e tu non mi ascolti.”
  •  “È inutile parlare con te tanto non mi capisci.”
  •  ”Parlare con te è una perdita di tempo: parliamo due lingue diverse.”

Eppure eravate convinti di ascoltare!!.

 

La verità è che esistono diversi livelli di ascolto, e non tutti creano connessione.

Secondo il modello del Dottor Trevisan, l’ascolto evolve attraverso differenti modalità che ne descrivono la qualità: dal livello più basso che blocca o rende meno efficace la relazione, al livello più alto che invece la favorisce.

 

L’ASCOLTO CHE METTE A RISCHO LA RELAZIONE

  • L’ascolto distorsivo, fortemente limitato dai pregiudizi, delle antipatie e dagli stati emotivi di chi ascolta. Se ci pensate quando una persona ci sta antipatica o non l’apprezziamo siamo già prevenuti e pronti a interpretare negativamente tutto ciò che dice e che fa.
  • L’ascolto giudicante e aggressivo. Lo vediamo nelle persone che prima che l’altro abbia finito di parlare, lo interrompono nell’urgenza di esprimere il proprio dissenso e giudizio senza in realtà alcuna volontà di capire le ragioni dell’altro.
  • L’ascolto apatico, passivo, disinteressato, assente.   Chissà quante volte sarà capitato di sentirvi dire: “parla pure, ti ascolto”, e intanto senza alzare la testa o guardarvi negli occhi, la persona che avete davanti continua a fare altro: guarda il cellulare o continua a scrivere al computer.   Vuole essere gentile con voi, ma in realtà inconsapevolmente sta vi comunicando: “non sei importante per me”, “non sei meritevole della mia attenzione e del mi rispetto”.
  • L’ascolto a tratti e poco attento. Succede quando faccio finta di ascoltare ma in realtà sto pensando ad altro.
    La mente vaga altrove e così finisce che ci perdiamo i  pezzi di ciò che l’altro mi sta dicendo.  Chi  sta parlando se ne accorge immediatamente, perchè spesso è costretto a correggerci con un “non ho detto questo” o su  nostra richiesta a ripetere ciò che aveva appena detto.

E’ evidente che queste quattro tipologie di ascolto evidenziano grosse carenze:

–>  Perché chi dice di ascoltare non è realmente aperto a comprendere l’altro, ma è soprattutto concentrato su sé stesso e sul proprio bisogno di dimostrare di avere ragione.

–>  Perchè è un ascolto superficiale che si perde la parte più importante e profonda dell’ascolto ovvero: il tono della voce, le emozioni, le espressioni del viso, il linguaggio del corpo.

–>  Perchè calpesta un valore fondamentale: il “rispetto” della persona, finendo così per distrugge la relazione.

 

L’ASCOLTO CHE FAVORISCE LA RELAZIONE

Vediamo ora invece come l’ascolto può evolvere in modo più efficace e favorire la relazione:

  • Ascolto selettivo
    Inizio ad ascoltare con attenzione, ma mi concentro solo su un elemento. Ad esempio, solo sulle parole, ignorando i segnali non verbali e para- verbali. Esempio: “come stai?” – L’altro risponde “benissimo grazie!” ma in realtà non sto notando che invece è molto agitato e preoccupato.
  • Ascolto attivo e supportivo
    Qui cambia tutto. La persona viene incoraggiata a parlare, si fanno domande aperte, si sospende il giudizio.
    E’ il tipo di ascolto che noi Coach abbiamo imparato a praticare. In questo caso la persona che parla viene incoraggiata a esplicitare i propri concetti, stimolata ad approfondire ed esprimere il significato profondo di quello che ci sta dicendo, restituendo tutto ciò che stiamo percependo: con la testa, il cuore e il corpo.
  • Ascolto empatico
    A un livello ancora più alto troviamo l’ascolto empatico.  Non arrivano più solo le parole, ma anche le emozioni dell’altro.  Questo è un livello di ascolto molto profondo nel quale riusciamo davvero a percepire ciò che l’altro sta vivendo “come se fossi lui o lei”, facendolo sentire profondamente accolto e compreso.
  • Ascolto simpatetico
    Il livello più profondo. Oltre alla comprensione, si trasmette presenza, calore umano e sicurezza. E’ un ascolto che dimostra vicinanza, affetto, piacevolezza, calore umano, condivisione e sostegno.

 

Cosa succede quindi in queste modalità di ascolto?

Succede che quando una persona si sente ascoltata, senza la paura di essere giudicata si apre davvero, perchè sente di essere vista e compresa: è qui che si genera una relazione di fiducia. 

E’ quindi evidente che la qualità dell’ascolto: nelle relazioni personali e di lavoro, determina la qualità della relazione e il livello di fiducia.

Forse la domanda più importante non è se : “Sto ascoltando?” ma: “Come sto ascoltando?”

Noi di TrasformAzione (@Elena Verdina, @Maria Fiume, @Laura Calvi e @Maria Terlizzi) crediamo che l’ascolto attivo, empatico e solidale possa creare spazi sicuri in cui le persone possano esprimersi senza paura, comprendere meglio sé stesse, affrontare le difficoltà e trovare insieme nuove strade e nuove soluzioni.

Perché a volte la cosa più potente che puoi fare per qualcuno… non è parlare,  è   ASCOLTARE DAVVERO!!

Vi invitiamo quindi a:

–>  Osservare quali tipi di ascolto stanno praticando le persone intorno a voi, per cogliere cosa li sta rendendo efficaci e cosa no;

–> A sperimentare modalità d’ascolto più profonde e gli effetti positivi che generano in voi e introno a voi.

 

Se trovate difficile mettere in pratica d soli e volete migliorare la vostra capacità d’ascolto, noi di TrasformAzione siamo qui, disponibili ad accompagnarvi a raggiungere questo importante obiettivo.

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