Si è svolto nella prestigiosa cornice della Sala Consiliare di Palazzo Isimbardi a Milano un importante incontro dedicato ai temi della Parità di Genere e del Welfare aziendale, con la partecipazione di autorevoli rappresentanti delle istituzioni, del mondo delle imprese e della cultura, tra cui Diana De Marchi, Consigliera di Parità della Città Metropolitana di Milano, Paolo Mora, Direttore Generale Istruzione, Formazione e Lavoro di Regione Lombardia, Giovanni Pagnacco, Presidente di Aldai-Federmanager, e l’intervento straordianario di Amalia Ercoli Finzi, ingegnara, filantropa e consulente scentifica della Nasa.
L’evento ha rappresentato l’occasione per presentare i risultati del progetto CLAUDIA!3.0, un’iniziativa promossa dalla Città Metropolitana di Milano per misurare, attraverso criteri oggettivi, il livello di sviluppo delle politiche di parità di genere e welfare nelle aziende e nelle pubbliche amministrazioni.
Cosa emerge dall’indagine?
La ricerca ha evidenziato alcuni fattori chiave che contribuiscono concretamente al benessere organizzativo:
- Fiducia
- Cura delle persone
- Meritocrazia
- Cultura dell’inclusione
- Equilibrio vita-lavoro
- Leadership consapevole
- Equa retribuzione
- Consapevolezza del proprio ruolo professionale e sociale
Elementi che non rappresentano soltanto valori etici, ma vere e proprie leve di competitività e sostenibilità aziendale. Un metodo innovativo per misurare il benessere
Uno degli aspetti più interessanti del progetto è l’introduzione di un sistema di valutazione oggettivo che consente alle organizzazioni di:
- ottenere una fotografia realistica della propria situazione;
- identificare punti di forza e aree di miglioramento;
- confrontarsi con realtà simili per dimensioni e territorio;
- orientare in modo più efficace gli investimenti sulle persone.
Un approccio concreto che trasforma temi spesso percepiti come “intangibili” in elementi misurabili e gestibili.
Chi ottiene i risultati migliori?
I dati mostrano un risultato particolarmente interessante:
Micro imprese e grandi aziende risultano le realtà più avanzate nell’adozione di politiche di welfare e parità di genere.
Le micro imprese beneficiano della vicinanza tra imprenditore e collaboratori, che facilita l’ascolto e l’attivazione rapida di iniziative a favore delle persone.
Le grandi organizzazioni, invece, dispongono di strutture, competenze e risorse che consentono di progettare e implementare programmi articolati e continuativi.
La sfida delle PMI
Le maggiori difficoltà emergono nelle piccole e medie imprese, che rappresentano il cuore del sistema produttivo italiano.
Da un lato, spesso manca una cultura consolidata su questi temi; dall’altro, le dimensioni aziendali non consentono né la rapidità tipica delle micro imprese né il livello di strutturazione delle grandi organizzazioni.
Una situazione che si riflette, in parte, anche nella Pubblica Amministrazione, dove le realtà più grandi mostrano generalmente una maggiore sensibilità e capacità di intervento.
Una riflessione finale
Se dovessimo sintetizzare in una sola frase il messaggio emerso dall’indagine, potremmo dire:
“La fiducia nasce nelle micro imprese, ma prospera dove viene coltivata e strutturata.”
In un contesto caratterizzato da cambiamenti continui, carenza di talenti e crescente attenzione al benessere delle persone, investire in parità di genere e welfare non è più soltanto una scelta valoriale. È una scelta strategica. Perché le organizzazioni crescono davvero quando crescono le persone che ne fanno parte.
In definitiva, il benessere organizzativo non è una questione di procedura, ma di persone.
Il contributo del coaching
In questo contesto il coaching può fornire un valido aiuto perchè lavorando sulla consapevolezza, sulle relazioni e sulla capacità di affrontare il cambiamento, può diventare uno degli strumenti più efficaci per aiutare organizzazioni e individui a crescere insieme. Perché aziende sane non si costruiscono solo con buoni processi, ma con persone che stanno bene e che trovano senso, valore e motivazione nel proprio lavoro.
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