Ho avuto recentemente modo di ascoltare le parole del Papa sul tema dell’ascolto. Il Papa prende spunto da un racconto del Vangelo nel quale Gesù opera la guarigione di un sordomuto attraverso l’apertura delle sue orecchie, liberandolo simbolicamente dalla sordità interiore del suo cuore di fronte a ciò che succedeva intorno lui e di chi aveva bisogno del suo aiuto e ascolto.

Il Papa fa notare che la prima cosa che fa Gesù non è quella di ridargli la parola ma bensì l’udito, a significare che per parlare bisogna prima sapere ascoltare, facendoci riflettere con alcune domande:  
Come va il mio ascolto?   Mi lascio toccare dalla vita della gente?  So dedicare tempo a chi mi sta vicino per ascoltarlo?  Quante volte parlo senza ascoltare e ripropongo il mio ritornello senza neanche lasciare che l’altro finisca di esprimere il suo pensiero interrompendolo?

Il vero dialogo passa dal silenzio dell’ascolto dell’altro e quindi, se vogliamo veramente dialogare abbiamo bisogno di: + silenzio + ascolto e – parole inutili. Ma per riuscirci dice il Papa, dobbiamo guarire il cuore dalla chiusura, dalla fretta, dall’impazienza e coltivare un cuore docile, attento e compassionevole.

Ascoltare è osare ad aprirsi a persone che hanno punti di vista diversi dai nostri e con i quali possiamo essere anche in forte disaccordo. 

Viviamo in tempi di omologazione dove soprattutto i media, tendono a uniformare i nostri pensieri e comportamenti. Questo se da un lato ci rassicura perché ci sentiamo come gli altri, dall’altro fa affievolire la nostra capacità di accettazione delle diversità come occasione di arricchimento e di nuove possibilità e non come minaccia. 

Proprio a tal riguardo, vedendo i tanti successi che l’Italia ha raccolto quest’anno negli europei di calcio, nelle olimpiadi e para olimpiadi e quante persone di origini diverse facevano parte delle squadre italiane mi è sorta una domanda: Saremmo mai riusciti come Italiani a raggiungere questi risultati senza di loro?

Come coach conosciamo bene l’importanza dell’ascolto e dell’apertura a visioni e prospettive diverse sospendendo qualsiasi giudizio.

Queste sono le prime e principali capacità che un buon coach deve saper sviluppare per consentire al suo cliente di aprirsi ed esprimere liberamente ciò che sente e pensa e di sentirsi compreso e non giudicato.

Un buon ascolto che nel coaching chiamiamo “attivo” si nutre di rispetto, di curiosità verso l’altro e la sua storia, di sensibilità ed empatia, che è la capacità di mettersi nei panni dell’altro e di percepire non solo con la testa ma anche con il corpo e il cuore quello che sta vivendo. Di capacità di percepire il non detto e di comprendere il contesto e la cultura all’interno della quale la persona è immersa.

Ma affinché si attui un vero dialogo è importante che il coach sappia sia fare appropriate domande che rimandare attraverso diverse tecniche quanto ha colto del vissuto dell’altro, per avere conferma di averlo correttamente compreso.

Certo è che, quando tra un coach e il suo cliente si attiva un ascolto profondo, si genera un’alchimia unica, fatta di apertura, fiducia e complicità dove nuovi orizzonti e possibilità trovano le condizioni favorevoli per emergere e concretizzarsi.