Oggi sentiamo sempre più spesso parlare della contemporanea presenza di più generazioni nei luoghi di lavoro, dell’emergere di differenti visioni, obiettivi e valori che determinano modi diversi di vivere la vita e il lavoro.

C’è chi parla apertamente di scontri generazionali e di difficoltà di dialogo e comprensione, come se nello stesso luogo si parlassero lingue diverse. In televisione vediamo Baby Boomers contrapposti ai Millennial, che si differenziano dalla generazione Zeta e Alpha.

Ma cosa li rende così diversi e perché?

Alcuni studi hanno evidenziato che la crisi economica e la recente pandemia sono state vissute ed affrontate in modo diverso dalle persone in riferimento alla loro età. Ad esempio:

  • la Silent generation (persone anziane oltre i 75 anni di età) le hanno affrontate come parte di un ciclo, perché in passato hanno vissuto direttamente o indirettamente altre crisi economiche, guerre e sentito parlare di altre epidemie e sanno che arrivano e passano;
  • i Baby boomers (persone che oggi hanno tra i 55 e 74 anni) le hanno invece vissute come il risultato della caduta di valori perché ne attribuiscono la causa a comportamenti umani poco etici;
  • la X generation (persone che oggi hanno tra i 35 ai 54 anni) come la fine di una bolla perché hanno visto il succedersi di scandali che hanno minato i loro entusiasmi di un mondo migliore;
  • i Millennials o Y generation (persone che oggi hanno tra i 34 ai 27 anni) come l’inizio di qualcos’altro perché cresciuti in un mondo globalizzato e quindi non si stupiscono che fenomeni apparentemente distanti possano influire nel bene o nel male sulla loro vita;
  • il Z generation (persone che oggi hanno dai 26 ai 15 anni) le hanno invece vissute come un campanello d’allarme perché vivono immersi in un mondo problematico e in crisi senza vedere modelli di vita alternativi.
  • E infine l’Alpha generation (ragazzi che oggi hanno meno di 15 anni) come un mondo da scoprire anche se è ancora presto per dirlo, perché dipenderà dagli effetti che questi eventi avranno avuto sul loro benessere, sulla loro crescita, sulla loro salute e sulla loro famiglia.

Come riuscire quindi ad attivare una efficace comunicazione in così grande diversità?

Ci sono alcune strategie che tutti noi possiamo mettere in atto per favorire la comunicazione e il dialogo come:

  • accettare come prima cosa che siamo diversi e per questo né giusti né sbagliati. Sembra facile ma molto spesso diamo per scontato che gli altri vedano le cose come le vediamo noi ed etichettiamo come sbagliate visioni diverse dalle nostre;
  • accettare che le differenze generazionali ci sono e che ci fanno vivere in modo diverso tutto ciò che ci succede (è come se a parità di esperienza stessimo vedendo due film diversi);
  • agire un comportamento rispettoso dell’altro indipendentemente dalle sue opinioni;
  • attivare un buon livello di ascolto;
  • essere flessibili, aperti e curiosi di conoscere e di comprendere il mondo dell’altro;
  • avere la disponibilità a mettersi in discussione (non partire quindi dall’idea che io ho ragione e tu torto e quindi sei tu che devi cambiare);
  • ricercare punti di incontro piuttosto che di contrapposizione;
  • riconoscere e apprezzare le esperienze e le conoscenze di ciascuna generazione, creando un ambiente in cui ci si senta liberi di condividere;
  • sfruttare la tecnologia per facilitare la comunicazione e il dialogo tra generazioni, ad esempio attraverso gruppi online o piattaforme di social media;
  • promuovere il mentoring intergenerazionale per favorire lo scambio di competenze e conoscenze tra generazioni. Questo significa scendere dal piedistallo ed ammettere che anche se tu hai più anni e più esperienza puoi sempre imparare qualche cosa di nuovo, anche da chi è più giovane di te;
  • sviluppare competenze di gestione dei conflitti in modo da affrontare eventuali divergenze in modo costruttivo e rispettoso.

Perché come Coach sono interessata a questo argomento?  Perché l’attività del Coach si fonda proprio su questo:

Sulla capacità di entrare nel mondo dell’altro e di comprenderlo senza giudizio.

Sulla curiosità di scoprire i valori che guidano le sue convinzioni, le esperienze che le hanno determinate, i suoi bisogni e i suoi timori e le ragioni delle sue modalità comportamentali.

Sulla volontà di creare le condizioni perché si possa sentire compreso, non giudicato, protetto e libero di esprimere ciò che pensa e sente.

Sul desiderio di creare una relazione paritaria fondata sul rispetto e la fiducia reciproca.

Ma non solo.   Il compito del Coach è quello di aiutare la persona ad ampliare la sua visione, a vedere le situazioni e i problemi sotto diverse prospettive, a mettersi nei panni degli altri e a trarre stimoli per individuare nuove strade da percorrere, nuove soluzioni, ad aumentare la sua consapevolezza su ciò che vuole essere come persona, ottenere e perché.

Oggi sempre più aziende, manager e singole persone decidono di avvalersi di percorsi di coaching perché si sono accorte che attuare queste strategie da soli può risultare difficile e richiedere tempi lunghi.

Hanno invece potuto apprezzare come il contributo e il sostegno del Coach può aiutarli a sviluppare una più efficace comunicazione in famiglia e nei luoghi di lavoro, a superare i piccoli o grandi problemi che si possono incontrare durante il percorso e a ricercare velocemente soluzioni efficaci e condivise.

  • Se anche tu hai difficoltà di dialogo e di relazione con i tuoi figli;
  • Se anche tu vivi relazioni difficili sul lavoro con i tuoi colleghi più giovani o anziani o con i tuoi superiori;
  • Se con i tuoi genitori non c’è comprensione né dialogo e vuoi fare qualche cosa per farti capire;
  • Se vorresti che il tuo team performasse meglio ma ti accorgi che perdono tanto tempo a litigare più che a collaborare

allora un bravo/a Coach ti può essere di aiuto.

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