QUELLE QUALITA’ INVISIBILI CHE SCOPRIAMO SOLO QUANDO LA VITA CI CHIEDE DI METTERLE ALLA PROVA

 

E se le qualità più importanti di un leader fossero proprio quelle che non compaiono nel suo curriculum?

Ripensando a Il Signore degli Anelli, c’è una domanda che mi ha sempre colpito.

Perché affidare una missione così grande e pericolosa proprio a Frodo?

È piccolo, inesperto, apparentemente indifeso. Non è un guerriero, non è un re, non possiede particolari poteri. Non ha eserciti da comandare né grandi imprese alle spalle.

Se dovessimo scegliere, attraverso un curriculum, la persona a cui affidare il destino della Terra di Mezzo, probabilmente Frodo non supererebbe neppure la prima selezione.   Eppure è proprio lui a farsi carico dell’Anello.

Quando ciò che vediamo non racconta tutto ciò che siamo

Se Frodo avesse valutato sé stesso esclusivamente sulla base delle capacità che già conosceva, avrebbe avuto moltissime ragioni per dire:  “Non sono all’altezza.”

Ma il viaggio farà emergere qualcosa che neppure lui poteva ancora conoscere pienamente.

Coraggio. Perseveranza. Senso di responsabilità. Umiltà. Fedeltà a uno scopo. Capacità di resistere e di fidarsi degli altri.

Qualità meno visibili di una competenza tecnica o di un’esperienza professionale, ma spesso decisive quando dobbiamo affrontare qualcosa che non abbiamo mai affrontato prima.

Non sempre sappiamo di cosa siamo capaci prima di metterci alla prova. Alcune delle nostre risorse diventano visibili soltanto quando la vita ci chiede di usarle.

È qualcosa che ritrovo spesso anche nel mio lavoro di coach.

Incontro persone molto più capaci di quanto loro stesse riescano a riconoscere. Non mancano necessariamente le risorse. A volte manca l’occasione – o lo spazio – per scoprirle e metterle alla prova.

Ed è qui che nasce una domanda:

E se ciò che oggi consideri un tuo limite fosse semplicemente una parte di te che non hai ancora avuto occasione di mettere alla prova?

Essere leader non significa essere invulnerabili

Frodo, però, ci insegna anche qualcos’altro.

Durante il viaggio ha paura, dubita, sbaglia, cade. E soprattutto scopre di non poter fare tutto da solo. Ha bisogno della Compagnia, di una guida e, soprattutto, di Sam quando il peso che porta diventa quasi insostenibile.

Questo non diminuisce la sua leadership. La rende più autentica.

Perché assumersi la responsabilità di una missione non significa possedere tutte le risposte. E avere il coraggio di dire “non lo so”, “ho bisogno di aiuto”, “da solo non ce la faccio” non è necessariamente una manifestazione di debolezza.

Può essere una delle espressioni più mature della leadership.

  • Eppure, nelle organizzazioni, quante volte accade il contrario?
  • Quanti manager pensano di dover avere sempre la risposta?
  • Quanti faticano a delegare perché temono di perdere il controllo?
  • Quanti interpretano la richiesta di aiuto come un segnale di inadeguatezza?

L’Anello e l’illusione del potere

Ed è proprio qui che la contrapposizione tra Frodo e l’Anello diventa ancora più interessante. L’Anello è d’oro. Prezioso, desiderabile, capace di conferire un potere enorme. Quasi una metafora dell’oro che ancora oggi può vestire il potere: status, ruolo, riconoscimento, controllo, prestigio.

Il problema non è il potere in sé. Il problema nasce quando il potere smette di essere uno strumento e diventa parte della nostra identità. Quando non vogliamo più soltanto esercitarlo, ma abbiamo bisogno di possederlo per sapere quanto valiamo. Ed è allora che possono entrare in gioco ego e orgoglio.

  • Dobbiamo avere l’ultima parola.
  • Fatica a delegare chi teme di diventare meno importante.
  • Diventa difficile ammettere un errore.
  • Mostrare un dubbio sembra una debolezza.
  • Chiedere aiuto diventa quasi impossibile.

L’Anello racconta magnificamente questo paradosso:

più credi di possedere il potere, più rischi che sia il potere a possedere te.

E chi pensava di diventare più forte può finire per diventare servo del proprio potere.

Frodo rappresenta quasi l’opposto. Non cerca l’Anello. Non vuole diventare qualcuno attraverso ciò che possiede. E la sua missione consiste addirittura nel rinunciare a quel potere e distruggerlo.

Forse è proprio questa una delle ragioni per cui una responsabilità così grande può essere affidata a una persona apparentemente così piccola.

Allora, che cosa rende davvero un leader?

Naturalmente competenze, esperienza, capacità decisionale e autorevolezza contano.

Ma non bastano.

Ci sono qualità molto meno evidenti che spesso emergono proprio quando le certezze vengono meno:

  • il coraggio di assumersi una responsabilità senza avere tutte le risposte;
  • l’umiltà di riconoscere i propri limiti;
  • la capacità di chiedere aiuto;
  • la fiducia necessaria per affidarsi agli altri;
  • la determinazione a rimanere fedeli ai propri valori anche sotto pressione;
  • la capacità di esercitare il potere senza aver bisogno del potere per sentirsi importanti.

Forse sono proprio queste alcune delle qualità che distinguono chi occupa una posizione di leadership da chi sa realmente essere leader.

Il leader che ancora non conosci

C’è infine qualcosa di Frodo che riguarda ciascuno di noi. Possiamo avere dentro risorse che non abbiamo ancora incontrato. Non perché non ci siano. Semplicemente perché la vita non ci ha ancora chiesto di metterle all’opera.

  • A volte è una crisi a farle emergere.
  • A volte una nuova responsabilità, un cambiamento professionale, una decisione difficile o una sfida che inizialmente ci sembra più grande di noi.
  • Altre volte può essere un viaggio dentro noi stessi, accompagnati da qualcuno capace di aiutarci a guardare oltre ciò che già conosciamo, a mettere in discussione i limiti che ci siamo attribuiti e a riconoscere capacità e potenzialità che ancora non riusciamo a vedere.

È anche questo uno degli spazi che può offrire il coaching.

Non dirti chi devi diventare. Ma aiutarti a scoprire chi sei già e ancora non sai di essere.

Perché forse continuiamo troppo spesso ad aspettare di sentirci pronti prima di accettare una nuova sfida.

Ma Frodo ci lascia una domanda diversa:

Quante opportunità lasciamo andare perché aspettiamo di sentirci pronti, invece di scoprire ciò di cui siamo capaci mettendoci in cammino?

E allora, prima di dire ancora una volta “non sono all’altezza”, potremmo provare a chiederci:

Che cosa potrei scoprire di me se decidessi comunque di mettermi in cammino?