Quante volte vi sarà successo di sentirvi accusare dalla persona che vi sta parlando che non la state ascoltando, anche se non state facendo altro?  O peggio, che non la capite, nonostante vi state prodigando per darle consigli o trovare una soluzione al suo problema? Quando questo succede vi sentite pervadere dallo sconforto e vi chiedete: “ma dopo tutto quello che faccio per lei o per lui questo è il risultato??” Purtroppo queste sono situazioni che capitano abbastanza frequentemente e che sono alla base di tante piccole/grandi incomprensioni che se perdurano nel tempo possono arrivare ad incrinare profondamente i rapporti. Ma perché succede?? Perché il processo di comunicazione, apparentemente semplice, è in realtà molto complesso. Partiamo dall’ascolto. Quando ci mettiamo in una condizione di ascolto dell’altro entrano in gioco diversi elementi:

  • l’intenzionalità che significa la reale volontà di ascoltare l’altro;
  • l’interesse per ciò che l’altro ci sta raccontando,
  • la focalizzazione ovvero la capacità di concentrarci sull’altro senza lasciarci distrarre da pensieri che ci portano altrove, da situazioni che ci circondano o dalle nostre stesse opinioni e giudizi;
  • l’empatia ovvero la capacità di entrare in connessione con il vissuto dell’altro e le sue emozioni.

Quando qualcuno di queste condizioni viene a mancare o è carente, ecco che la nostra qualità di ascolto e livello di presenza cade vertiginosamente e, anche se tendiamo di nasconderlo, negarlo o minimizzarlo, inconsapevolmente avremo mandato al nostro interlocutore una serie di messaggi non verbali e para-verbali che vengono interpretati come “tu non mi stai ascoltando”. E’ questo è solo il primo ostacolo che può vanificare un efficace processo di comunicazione perché, anche se ci impegniamo ad ascoltare con attenzione, potremmo comunque sentirci dire “ma tu non mi capisci” Perché? Perché siamo inconsapevolmente portati a interpretare ciò che ci stanno raccontando con i nostri metri di valutazione, i nostri valori, le nostre convinzioni, le nostre priorità, dando per scontato che siano le stesse di chi ci sta davanti.  E’ come se pensassimo che i nostri personalissimi occhiali da vista fossero uguali a quelli delle persone che incontriamo. E invece no.  Ognuno ha i suoi, alcuni possono apparire simili ma non ce ne saranno mai due uguali. E allora cosa possiamo fare? Innanzitutto non dare niente per scontato e partire dalla convinzione che lei o lui sono diversi da me. E’ importante mettersi in una condizione di vera apertura e curiosità verso ciò che l’altro ci sta dicendo, evitando di interpretare, distorcere, minimizzare e giudicare. E’ importante soprattutto verificare se quello che abbiamo compreso corrisponde a ciò che l’altro voleva dire, attraverso delle domande mirate e richiesta di feedback, perché le distorsioni comunicative sono la prima fonte di incomprensione. Infine evitare di prodigarsi a dare soluzioni e a spiegare nei dettagli quello che l’altro dovrebbe fare o non fare, se non siamo certi che l’altro/altra voglia da noi una soluzione. Questo sia perché implicitamente la stiamo sminuendo confermandole che non è capace di trovarla da sola, sia perché spesso la sola cosa che l’altra vuole è “sentirsi solo ascoltata e compresa”. Come Coach tratto spesso queste tematiche con i miei clienti, perché è più facile di quanto non si possa pensare incappare in alcuni di questi errori comunicativi che, a seconda dei contesti in cui si verificano, possono generare seri problemi relazionali e di conflitto nelle aziende.  Problemi che si traducono in un deterioramento del clima interno e in una riduzione della qualità ed efficacia del lavoro svolto. L’intervento di un coach a livello individuale e di team consente di riattivare la consapevolezza dell’importanza di saper gestire relazioni positive e di acquisire nuovi comportamenti e modalità relazionali più funzionali ed efficaci.   Per saperne di più www.terlizzicoach.it