La felicità, quella tanto desiderata felicità ! Tutti la cercano, ma pochi la trovano davvero.
Perchè? E soprattutto, voi come la cercate?
Queste sono alcune delle domande emerse durante l’interessante convegno tenutosi il 1° febbraio, in cui quattro esperti “ Daniele Biasini, Luca Speciani, Beppe Scoti ed Enrico Manicardi“ hanno approfondito il tema della felicità da diverse prospettive: psicologica, medica, sociale e culturale.
Ma cos’è davvero la felicità?
Se la definiamo come uno stato soggettivo di benessere, appagamento e soddisfazione, su cosa ci concentriamo maggiormente per ottenerla? Sulle condizioni esterne o su quelle interne?
Pensate che la felicità sia:
- Trovare un biglietto vincente del Gratta e Vinci?
- Ottenere finalmente quella promozione tanto attesa?
- Acquistare quella macchina sportiva sempre desiderata?
- Fare il viaggio dei vostri sogni?
- Oppure avere la possibilità di fare shopping senza limiti di spesa?
Forse SI; questi eventi possono portarvi gioia, ma per quanto tempo? Sappiamo bene che, subito dopo, sorgerà un nuovo desiderio e con esso una nuova frustrazione per non poterlo realizzare immediatamente.
Due Modi di Intendere la Felicità
C’è però un’altra strada: quella che vede la felicità non come un premio esterno, ma come un processo interno. E’ la felicità che nasce dal dare senso alla propria vita, dal vivere in accordo con i propri valori, dal realizzare sé stessi e dal coltivare relazioni autentiche e significative.
Gli esperti intervenuti al convegno hanno spiegato che la felicità dipende da diversi fattori:
- Biologici: Neurotrasmettitori come dopamina, serotonina e ossitocina influenzano l’umore.
- Psicologici: La percezione di sé, la resilienza e la capacità di affrontare le difficoltà sono determinanti.
- Sociali e spirituali: Le relazioni positive, un ambiente di supporto che insieme alla ricerca di un significato più grande della propria esistenza, giocano un ruolo fondamentale.
La differenza tra queste due concezioni della felicità è sostanziale.
La prima strada la cerca all’esterno, generando dipendenza da fattori fuori dal nostro pieno controllo. La seconda, invece, la coltiva dentro di sé, costruendo benessere fisico, psichico e spirituale attraverso il miglioramento personale e il valore delle relazioni.
Felicità Effimera o Felicità Profonda?
Se vogliamo esprimere queste visioni con una metafora, possiamo dire che:
- Chi sceglie la prima strada vive la felicità come una sbornia improvvisa ed effimera, un picco di euforia che svanisce rapidamente.
- Chi percorre la seconda strada assapora la felicità come un vino pregiato, prodotto con le proprie mani e gustato lentamente, goccia dopo goccia, in un contesto che nutre e rigenera.
Pensiamo allo sport. Se la felicità fosse vincere un titolo mondiale nel tennis, la differenza la farebbe cosa vediamo in quella vittoria:
- Il semplice raggiungimento di un trofeo?
- Oppure un’occasione per crescere, migliorarsi e perfezionarsi su tutte le superfici, come ha affermato Jannik Sinner dopo la vittoria agli Australian Open?
Sinner ha chiaramente scelto la seconda strada. E questo ci insegna che la felicità non è una meta fissa, ma un processo in continuo movimento.
Allora fai anche tu come Sinner e inizia a coltivare la tua Felicità!!
Coltiva abitudini e atteggiamenti che favoriscano il benessere come la:
- Gratitudine: Apprezzare ciò che si ha, invece di focalizzarsi su ciò che manca.
- Consapevolezza: Vivere il presente, senza rimuginare sul passato o proiettarsi ansiosamente nel futuro.
- Autenticità: Costruire un’esistenza coerente con i propri valori e desideri profondi.
La vera felicità non è un momento di euforia passeggera, ma uno stato interiore di benessere, appagamento e soddisfazione che possiamo scegliere di nutrire giorno dopo giorno o di sperare che la fortuna vi provveda.
E tu, quale strada scegli?