Quanto della nostra felicità dipende davvero da noi?
E quanto, invece, è condizionato dallo sguardo degli altri, dalle aspettative sociali e dall’idea di come dovremmo essere?

E se imparare a ridere proprio di ciò che ci mette in crisi fosse uno dei modi più efficaci per riconquistare benessere, libertà e consapevolezza?

Sabato 19 settembre, presso l’Accademia del Comico, EWMD Milano ha dedicato un incontro a un tema tanto semplice da pronunciare quanto complesso da vivere: la felicità.

Lo abbiamo fatto esplorandola da due prospettive apparentemente lontane – la comicità e la bellezza – attraverso la presentazione di due libri e il dialogo con le loro autrici.

“La felicità in scena” di Sonja Collini ci invita a riscoprire il potere della comicità: imparare a vedere il lato comico delle cose, ridere di ciò che ci accade e persino di noi stesse può diventare uno strumento prezioso di benessere. Perché cambiare prospettiva e, invece di lamentarci di ciò che va come vorremmo ci ridiamo sopra, può significare concedersi una piccola dose quotidiana di felicità.

“La felicità allo specchio” di Patrizia Giugliano, medica estetica, ci porta invece davanti a un altro tipo di specchio, quello del rapporto con il nostro corpo.

Ci prendiamo cura di noi per valorizzarci o perché sentiamo di non essere abbastanza?

La medicina estetica non dovrebbe essere una fuga dalle proprie insicurezze, ma uno strumento attraverso cui valorizzarsi, facendo spazio alla crescita personale e a una nuova e più consapevole definizione di bellezza. Da qui, inevitabilmente, una riflessione più ampia sul corpo femminile e sulle aspettative sociali.

Il corpo delle donne è stato – ed è ancora – uno spazio sul quale vengono proiettati giudizi, aspettative estetiche, morali e comportamentali. Media, pubblicità e modelli culturali possono alimentare canoni difficili da raggiungere e un conseguente senso di inadeguatezza.

Ma cosa succederebbe se smettessimo di sforzarci di essere come gli altri ci vorrebbero?

E soprattutto: quanto spazio libereremmo se volessimo essere semplicemente noi stesse?

Non volevamo, però, limitarci a parlare di felicità e del potere della risata. Volevamo farli sperimentare.

Per questo al dialogo e al confronto tra le due autrici abbiamo alternato la stand-up comedy di tre allieve dell’Accademia del Comico, che hanno affrontato gli stessi temi attraverso la lente dell’ironia e della satira.

Ed è accaduto qualcosa di interessante.

Quelle aspettative, quei giudizi e quelle contraddizioni che spesso ci fanno sentire inadeguate, una volta portati all’estremo dalla comicità, sono diventati improvvisamente visibili provocando fragorose risate.

Forse proprio qui sta uno dei messaggi più belli della serata: diventare consapevoli dei meccanismi che condizionano il nostro benessere non significa necessariamente affrontarli con pesantezza.

Possiamo anche guardarli, riconoscerli e riderne.

Siamo tornate a casa con una maggiore consapevolezza degli ostacoli che spesso si frappongono tra noi e il nostro benessere, ma anche con molta leggerezza e una convinzione:

la felicità non significa eliminare tutto ciò che ci mette in difficoltà o non ci piace. A volte significa imparare a guardarlo con occhi diversi e magari, ogni tanto, riuscire anche a riderci sopra.

E voi? Quanto della vostra felicità siete disposte a lasciare nelle mani del giudizio degli altri?